Riordina il testo:
I modi di cucinare i gamberi erano davvero molteplici: si passava dalla semplice cottura sulle bronse (braci = embers) praticata nei casoni delle valli, alle raffinatezze di Maestro Martino che li consigliava bolliti con acqua e aceto con aggiunta di finocchio, agli elaborati gamberi ripieni che lo stesso autore suggeriva poi di friggere in ottimo olio d'oliva. Come sempre però chi si esalta di più nell'arte della trasformazione del cibo è lo Scappi, che propone varie ricette per cucinare i gamberi: ripieni, bolliti, nelle minestre, nelle torte, eccetera.
Per quanto concerne poi le granceole, particolarmente apprezzate erano, come ora, quelle pescate a gennaio-febbraio, periodo in cui sono ricche del loro corallo (coral). Esse venivano cotte in acqua e sale, ne veniva estratta la polpa e il corallo, che si mescolavano insieme con olio, sale, pepe e succo di limone: quindi si rimetteva il tutto nelle corazze che venivano fatte scaldare sulla griglia. Le granceole andavano servite molto calde.
Del tutto analoghe erano le preparazioni previste per astici ed aragoste. Sembra dovessero inoltre essere particolarmente squisite quelle specie di salsicce e polpette (croquette) proposte dallo Scappi e fatte mescolando la polpa battuta degli astici e delle aragoste con la polpa delle anguille (eel) salate, con aggiunta di spezie, uva passa, zucchero, olio, burro, menta, maggiorana. Le polpette venivano quindi infarinate, cotte in olio e burro e servite molto calde con zucchero e succo di melangola (bitter orange).
Fra tutti forse i più apprezzati erano i famosissimi gamberi trevisani o del Sile, che ora purtroppo non esistono più. Erano di grandezza e peso eccezionali, potevano arrivare anche fino a mezza libbra e d'essi si diceva che quanti più ne mangi, tanti più ne mangeresti.
Prelibatissime erano pure quelle soffritte in olio, con aglio ed erbe odorose. Un segreto per preservarne intatto il sapore, era di bollirle avendo l'accortezza di chiuderne con del cotone le aperture affinché l'acqua non potesse penetrarvi. Infine una curiosità: le corazze delle granceole erano utilizzate per decorare specchietti per signora.
Sembra proprio che siano i crostacei quelli maggiormente appetiti nella Venezia cinquecentesca; astici, granzeole, granchipori, moleche, masanete, gamberi (di mare e d'acqua dolce che provenivano essenzialmente dal fiume Sile), schile, canoce erano considerati vere golosità.