sviluppo sostenibile

 

Gli attuali sistemi economici intaccano e indeboliscono i sistemi ambientali che li sostengono.

Vi sono molti segnali che indicano un incremento del deficit ambientale del pianeta: la distruzione della diversità biologica e del manto forestale, il mutamento della composizione dei gas atmosferici, la minaccia di un cambiamento climatico per effetto serra (capacità dei comparti dell'ossigeno), l'espansione dei deserti.

Le attività ambientalmente nocive danneggiano i sistemi economici sia riducendo la produttività delle terre coltivabili (per esempio con un eccessivo uso di fertilizzanti) sia aumentando i costi sanitari nella lotta contro tumori, allergie, enfisemi, asma e altre malattie respiratorie.

E' necessario che vengano progettati e costruiti sistemi economici secondo criteri di uno sviluppo_sostenibile cioè di uno sviluppo compatibile con l'ambiente.

La sostenibilità_dello_sviluppo e le modalità di vita rispetto agli equilibri ambientali hanno, negli ultimi anni, guadagnato una centralità nell'attenzione delle comunità internazionali.

Nel 1992 più di 100 capi di stato o di governo e 20.000 rappresentanti di associazioni non governative si sono riuniti a Rio de Janeiro per la Conferenza Mondiale sull'ambiente e lo sviluppo.

Da questo avvenimento è scaturita l'adozione dell'Agenda 21, un ambizioso progetto per lo sviluppo sostenibile. Inoltre dalla conferenza sono emersi trattati sui cambiamenti climatici e sulla diversità biologica.

Con Rio il concetto di sviluppo sostenibile si è trasferito dalla letteratura scientifica al lessico comune.

 

 

 


Sviluppo sostenibile

dal Rapporto della Commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo.

"Per sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri. ... Esso implica... il riconoscimento delle limitazioni imposte dallo stato della tecnologia e dall'organizzazione sociale alla capacità ambientale di soddisfare esigenze presenti e future".

Un esempio concreto dei controlli che sono necessari per non danneggiare troppo l'ambiente, pur senza bloccare lo sviluppo, sono le normative che impongono limiti agli scarichi idrici urbani ed industriali.

E' solo un esempio, ma anche queste norme sono spesso legate a situazioni nazionali o locali e ciò non basta, poiché occorrerebbe tenere presente che si dovrebbe:

- imporre limiti non solo di "concentrazione" di inquinanti, ma anche di "quantità globale" di inquinanti prodotti ed immessi nell'ambiente;

- ricordare che non contano solo gli inquinamenti "locali", dato che gli inquinanti si diffondono anche in zone di non immediato controllo (vedi il caso del DDT o di pesticidi riscontrati ai poli).

 

 

 

 


Sostenibilità dello sviluppo

La sostenibilità dello sviluppo è intimamente legata alla dinamica dell'incremento_demografico e al tipo di attività umane.

Prima dell'inizio del secolo né l'entità della popolazione né il tipo di tecnologia avevano capacità di alterare radicalmente il sistema planetario; ma poi le cose sono profondamente mutate.

L'aumento della popolazione e lo sviluppo tecnologico hanno inciso in modo sempre maggiore, sia quantitativamente sia qualitativamente, sull'ambiente; l'attività economica, amplificata dalle nuove tecnologie, ha già contribuito a modificare i cicli ecologici globali, determinando problemi planetari come l'effetto serra, la riduzione dello strato di ozono, le piogge acide, la deforestazione, la perdita della biodiversità, la carenza idrica.

Lo sviluppo che dovrà servire ai bisogni del mondo del prossimo secolo, abitato da una popolazione 2 volte maggiore, ma dipendente dallo stesso ambiente, comporta scelte di politiche demografiche e economiche tali da non apportare troppi danni ai sistemi naturali che permettono la sussistenza delle attuali forme di vita, in modo che l'uomo possa vivere in maniera sostenibile.

 

 

 

 


Sviluppo

Il principale obiettivo dello sviluppo è costituito dalla soddisfazione dei bisogni e delle aspirazioni umane.

I bisogni essenziali dell'uomo sono cibo, abiti, case, posti di lavoro, senza trascurare che gli individui nutrono legittime aspirazioni a un miglioramento della qualità della vita.

Lo sviluppo industriale ha dato soluzione ad alcuni problemi ed ha portato ad un mondo che oggi sostiene, benché in modo parziale, più di cinque miliardi di individui, ma ha aperto il problema della capacità dell'ambiente di assorbire gli effetti dell'agire umano.

Perciò esso ha determinato la necessità, di un'altra rivoluzione dopo quelle agricola e industriale.

 

 

 

 

 


Incremento demografico

Dalle origini della nostra specie, questa è la terza esplosione demografica (popolamento_del_pianeta), caratterizzata dalla crescita esponenziale della popolazione nelle regioni meno sviluppate (crescita_della_popolazione_mondiale).

L'incremento demografico mondiale, dal XVIII secolo ai giorni nostri è stato di 8 volte.

Secondo le previsioni ONU, la popolazione mondiale potrebbe stabilizzarsi, durante il XXI secolo, tra gli 8 e i 14 miliardi di individui.

L'incremento della popolazione è diversificato (popolazione dei paesi sviluppati e in via di sviluppo).

Nei paesi industrializzati l'incremento demografico è inferiore all'1% e parecchi paesi hanno raggiunto la crescita demografica zero, mentre è molto alto nelle regioni meno sviluppate, Asia, Africa, America latina.

I paesi di queste aree stanno cercando di aumentare le proprie disponibilità di beni e servizi, pur partendo da situazioni attuali molto diverse (caratteristiche dei paesi sviluppati e in via di sviluppo).

Per far fronte alle esigenze di una sempre più numerosa popolazione mondiale, di nutrirsi, vivere in condizioni sanitarie decenti, istruirsi, inserirsi in attività lavorative, ci dovrà essere un aumento della produzione_alimentare_mondiale, e delle produzioni industriali e energetiche.

La crescita economica, deve essere intensificata, non frenata, ma ciò deve avvenire in modo sostenibile.

 

 

 

 


Popolamento del pianeta

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La nostra specie attuale pare risalga a circa 40.000 anni fa. Per i primi 30.000 anni l'uomo è stato cacciatore e raccoglitore.

La Rivoluzione Agricola (10.000-12.000 anni fa) e la Rivoluzione Industriale (circa 275 anni fa) hanno modificato sostanzialmente la popolazione, fornendo nuove tecnologie per soddisfare bisogni e richieste, ma alterando l'equilibrio del pianeta.

Gli scenari possibili per il futuro possono essere diversi:

una crescita continua, improbabile,

una stabilizzazione a un livello plausibilmente non molto superiore all'attuale,

oppure un collasso del sistema causato da un eccessivo squilibrio.

Molti ambientalisti considerano necessaria una nuova rivoluzione culturale, quella ambientale, per non essere sopraffatti dalla crescita esponenziale della popolazione e dal degrado ambientale.

La Rivoluzione agricola si sviluppò in 10.000 anni, quella industriale in meno di 300: quanto resta per la Rivoluzione Ambientale?

 

 

 

 


Crescita della popolazione mondiale

La crescita della popolazione, espressa dal suo tasso di crescita è condizionata dai tassi_di_nascita_e_di_morte.

Dal grafico è evidente che la crescita ha assunto un andamento molto ripido (alto incremento della popolazione nel tempo) solo negli ultimi secoli, dall'inizio della rivoluzione industriale; ma come potrà continuare? e a che livello dovrà o potrà assestarsi?

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Tassi di nascita e di morte

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La differenza tra natalità, espressa in numero di nati ogni mille individui in un anno (curva 1) e mortalità, espressa in numero di morti ogni mille individui in un anno (curva 2), condiziona il tasso di crescita della popolazione (curva 3).

La pendenza della curva 3 nei punti indicati, corrisponde al tasso di crescita della popolazione, per A, elevato, per B, basso, per C, negativo (quando la natalità è inferiore alla mortalità).

Il grafico non riporta in ascissa gli anni, perciò non vuole indicare lo sviluppo della popolazione nel tempo, ma rappresenta scenari possibili di rapporto tra tassi di natalità, tassi di mortalità e conseguenti tassi crescita.

 

 

 

 


Caratteristiche dei paesi sviluppati e in via di sviluppo

Le barre in rosso corrispondono ai paesi sviluppati;

quelle in verde ai paesi in via di sviluppo.

E' molto interessante analizzare i vari parametri indicati per comprendere quali siano le loro caratteristiche e i loro problemi.

 

(Dai dati delle Nazioni Unite e del Population Reference Bureau)

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Popolazione dei paesi sviluppati e in via di sviluppo

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Nei paesi industrializzati la percentuale di incremento demografico è inferiore all'1% e parecchi paesi hanno raggiunto e si avvicinano alla crescita demografica zero; perciò. la popolazione attuale potrebbe passare da 1,2 miliardi di individui a circa 1,4 entro il 2025.

Gran parte dell'incremento demografico globale (oltre il 90% del totale) avrà luogo nei paesi in via di sviluppo, i più poveri, dove la popolazione di 3,7 miliardi del 1985 potrà salire nel 2025 a 6,8 miliardi e riguarderà per il 90% città che stanno già scoppiando.

E' evidente, dalla linea verde, che i paesi sviluppati tendono ad avere addirittura un tasso di crescita negativo.

Fra 100 anni gli abitanti della terra potrebbero raggiungere il numero di 10 miliardi, circa il doppio di quanto sono oggi.

Da quel momento la popolazione dovrebbe tendere a stabilizzarsi (stato stazionario), come sta accadendo in molti paesi industrializzati .

 

 

 

 

 


Produzione alimentare mondiale

Quando avrà raggiunto lo stato stazionario (10 miliardi?) la nostra specie sarà ancora in grado di nutrirsi?

La risposta potrebbe essere affermativa (aumento della produzione alimentare mondiale), anche se la produzione alimentare aumentasse con un ritmo inferiore a quello attuale.

L'incremento della produzione mondiale di cibo è avvenuta perché, negli ultimi 40 anni, nel mondo industrializzato l'agricoltura organica è stata sostituita da un'agricoltura coadiuvata da concimi chimici, antiparassitari e macchinari moderni.

Nel '60 la FAO ha promosso una campagna (rivoluzione verde) per accrescere la produzione alimentare dei paesi sottosviluppati, proponendo cereali ad alto rendimento (o meglio varietà ad alta risposta), che necessitano di massicci quantitativi di concimi artificiali.

In India la rivoluzione verde ha aumentato del 50% il rendimento di frumento e del 25% il rendimento del riso, ma con un uso ben 20 volte maggiore di fertilizzanti.

Ma questo enorme incremento di disponibilità alimentare ha determinato gravi problemi, anche irreversibili, per l'ambiente, come viene evidenziato nello studio del ciclo dell’azoto.

 

 

 

 


Aumento della produzione alimentare mondiale

Il grafico dà un'idea della relazione tra l'incremento annuo medio di produzione mondiale di alimenti e l'incremento annuo medio della popolazione mondiale.

L'andamento in rosso si riferisce all'incremento annuo mondiale di alimenti, mediato sui periodi 1962-72, 1972-82, 1982-86 (i tre punti indicati si riferiscono cioè alla media calcolata su quegli anni; la posizione del punto come ascissa è sull'anno centrale del periodo).

L'andamento in giallo, all'incremento di popolazione mondiale, mediato sui periodi 1965-70, 1975-80, 1985-90.

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Vivere in maniera sostenibile

La maggior parte degli ambientalisti ritengono indispensabile una Rivoluzione Ambientale, per passare dalle attuali società industrializzate a società basate sullo sviluppo sostenibile.

Ma è possibile soddisfare bisogni ed aspirazioni dei 5,5 miliardi di persone attuali senza pregiudicare la possibilità che gli 8-10 miliardi di domani possano soddisfare i loro?

E' quasi impossibile dare una immagine_del_futuro di un mondo modificato da una simile rivoluzione.

Come per le altre rivoluzioni, ci vorrà tempo prima che si sviluppi appieno, ma i primi passi non sono più rinviabili se si vuole evitare un collasso ambientale.

Ciò significa agire sia sui grandi problemi (riduzione dello strato di ozono, perdita della biodiversità, effetto serra, piogge acide, etc.), sia anche sui grandi inquinatori (industria, agricoltura industrializzata); ma anche cominciare a concepire i sistemi ecologico ed economico come realtà interconnesse e capire che i grandi problemi che sono subentrati nel nostro ambiente sono forme di retroazione tra il sistema ecologico della Terra e il sistema economico mondiale.

I grandi summit_mondiali_sull’ambiente hanno già contribuito a sensibilizzare le organizzazioni che si occupano dello sviluppo.

Il mondo delle imprese nei paesi occidentali ha già avviato una riconversione in senso ecologico, in parte sotto la pressione dell'opinione pubblica, delle normative nazionali e internazionali.

Sfortunatamente la salute dell'ambiente a livello globale continua a deteriorarsi.

 

 

 

 


Immagine del futuro

Nella maggior parte delle analisi economiche neoclassiche attuali l'economia viene considerata come un sistema totale, mentre la natura è il sottosistema da cui attingere materie prime: la crescita dell'economia è perciò libera da qualsiasi vincolo.

Nella visione_della_sostenibilità, invece, l'economia è un sottosistema aperto nell'ambito della Terra, ecosistema finito e materialmente chiuso.

Proprio come un organismo sopravvive consumando nutrienti ed eliminando scorie, così l'economia prende materia ed energia dall'ambiente sotto forma di materie prime e le reimmette sotto forma di rifiuti e di calore.

Un'economia è sostenibile quando le entrate di materie prime e le uscite di rifiuti e calore rimangono costanti e ad un livello che non impoverisce l'ambiente al di là delle sue capacità di rigenerazione, né lo inquina oltre le sue capacità di smaltimento.

L'economia, nella visione della sostenibilità, è così solo una componente di un ecosistema più vasto.

 

 

 

 

 


Visione della sostenibilità

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Summit mondiali sull'ambiente

Nel 1988 la FAO, riferendosi specificamente al contesto di agricoltura, silvicoltura e pesca, ha definito lo sviluppo sostenibile come gestione e conservazione della base di risorse naturali (terra, acqua, risorse genetiche vegetali e animali) e orientamento dei cambiamenti tecnologici e istituzionali.

I tavoli internazionali di Rio, Il Cairo, Copenaghen, Kyoto, Johannesburg hanno poi elaborato ulteriormente il concetto, introducendo altre grandi questioni, ma proponendo anche strategie compatibili nel settore demografico, agricolo, energetico, industriale.

La conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro (1992) sull'ambiente e lo sviluppo, ha sottolineato che, per realizzare uno sviluppo durevole:

- la protezione dell'ambiente deve costituire parte integrante dei processi e non può essere considerata isolatamente;

- lo sviluppo deve essere realizzato in modo da soddisfare i bisogni delle generazioni attuali e future, particolarmente per quanto riguarda l'ambiente.

Questi principi sono stati tradotti in specifici orientamenti sulla popolazione e lo sviluppo dalla Conferenza di Rio e da quelle successive, Il Cairo, Kyoto ecc.

 

 

 

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