Statuto dei lavoratori
L. 20 maggio 1970, n. 300 (1).

Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento.

Artt.

TITOLO I - Della libertà e dignità del lavoratore 1 - 13

TITOLO II - Della libertà sindacale . . . . . . . . 14 - 18

TITOLO III - Dell'attività sindacale . . . . . . . . 19 - 27

TITOLO IV - Disposizioni varie e generali . . . . . 28 - 32

TITOLO V - Norme sul collocamento . . . . . . . . 33 - 34

TITOLO VI - Disposizioni finali e penali . . . . . 35 - 41

(1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 27 maggio 1970, n. 131.

 


TITOLO I
Della libertà e dignità del lavoratore

1. (Libertà di opinione).

Ä I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge.


 

2. (Guardie giurate).
Il datore di lavoro può impiegare le
guardie particolari giurate, di cui agli articoli 133 e seguenti
del testo unico approvato con regio decreto 18 giugno 1931,
numero 773 (2), soltanto per scopi di tutela del patrimonio
aziendale.
Le guardie giurate non possono contestare ai lavoratori azioni
o fatti diversi da quelli che attengono alla tutela del
patrimonio aziendale.
E' fatto divieto al datore di lavoro di adibire alla vigilanza
sull'attività lavorativa le guardie di cui al primo comma, le
quali non possono accedere nei locali dove si svolge tale
attività, durante lo svolgimento della stessa, se non
eccezionalmente per specifiche e motivate esigenze attinenti ai
compiti di cui al primo comma.
In caso di inosservanza da parte di una guardia particolare
giurata delle disposizioni di cui al presente articolo,
l'Ispettorato del lavoro ne promuove presso il questore la
sospensione dal servizio, salvo il provvedimento di revoca della
licenza da parte del prefetto nei casi più gravi.

(2) Riportato alla voce Sicurezza pubblica.


3. (Personale di vigilanza).
I nominativi e le mansioni
specifiche del personale addetto alla vigilanza dell'attività
lavorativa debbono essere comunicati ai lavoratori interessati.



4. (Impianti audiovisivi).
E' vietato l'uso di impianti
audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo
a distanza dell'attività dei lavoratori.
Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano
richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla
sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità
di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, possono
essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze
sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la
commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del
datore di lavoro, provvede l'Ispettorato del lavoro, dettando,
ove occorra, le modalità per l'uso di tali impianti.
Per gli impianti e le apparecchiature esistenti, che
rispondano alle caratteristiche di cui al secondo comma del
presente articolo, in mancanza di accordo con le rappresentanze
sindacali aziendali o con la commissione interna, l'Ispettorato
del lavoro provvede entro un anno dall'entrata in vigore della
presente legge, dettando all'occorrenza le prescrizioni per
l'adeguamento e le modalità di uso degli impianti suddetti.
Contro i provvedimenti dell'Ispettorato del lavoro, di cui ai
precedenti secondo e terzo comma, il datore di lavoro, le
rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la
commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al
successivo art. 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla
comunicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la
previdenza sociale.



5. (Accertamenti sanitari).
Sono vietati accertamenti da
parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per
malattia o infortunio del lavoratore dipendente.
Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato
soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti
previdenziali competenti, i quali sono tenuti a compierlo quando
il datore di lavoro lo richieda.
Il datore di lavoro ha facoltà di far controllare la idoneità
fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed istituti
specializzati di diritto pubblico.


6. (Visite personali di controllo).

Le visite personali di controllo sul lavoratore sono vietate fuorché‚ nei casi in cui siano indispensabili ai fini della tutela del patrimonio aziendale, in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro o delle materie prime o dei prodotti.
In tali casi le visite personali potranno essere effettuate soltanto a condizione che siano eseguite all'uscita dei luoghi di lavoro, che siano salvaguardate la dignità e la riservatezza del lavoratore e che avvengano con l'applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività o a gruppi di lavoratori.
Le ipotesi nelle quali possono essere disposte le visite personali, nonché, ferme restando le condizioni di cui al secondo comma del presente articolo, le relative modalità debbono essere concordate dal datore di lavoro con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l'Ispettorato del lavoro.
Contro i provvedimenti dell'Ispettorato del lavoro di cui al precedente comma, il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo articolo 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

 


7. (Sanzioni disciplinari).

Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Esse devono applicare quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esistano (2/a).
Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l'addebito e senza averlo sentito a sua difesa (2/a) (2/cost).
Il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato (2/a) (2/cost).
Fermo restando quanto disposto dalla legge 15 luglio 1966, n. 604 (2/b), non possono essere disposte sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro; inoltre la multa non può essere disposta per un importo superiore a quattro ore della retribuzione base e la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per più di dieci giorni.
In ogni caso, i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa.
Salvo analoghe procedure previste dai contratti collettivi di lavoro e ferma restando la facoltà di adire l'autorità giudiziaria, il lavoratore al quale sia stata applicata una sanzione disciplinare può promuovere, nei venti giorni successivi, anche per mezzo dell'associazione alla quale sia iscritto ovvero conferisca mandato, la costituzione, tramite
l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, di un collegio di conciliazione ed arbitrato, composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell'ufficio del lavoro. La sanzione disciplinare resta sospesa fino alla pronuncia da parte del collegio. Qualora il datore di lavoro non provveda, entro dieci giorni dall'invito rivoltogli dall'ufficio del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui al comma precedente, la sanzione disciplinare non ha effetto. Se il datore di lavoro adisce l'autorità giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa fino alla definizione del giudizio.
Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.

(2/a) Con sentenza 29-30 novembre 1982, n. 204 (Gazz. Uff. 9 dicembre 1982, n. 338), la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 7, commi primo, secondo e terzo, interpretati nel senso che siano inapplicabili ai licenziamenti disciplinari, per i quali detti commi non siano espressamente richiamati dalla normativa legislativa, collettiva o validamente posta dal datore di lavoro.
(2/cost) La Corte costituzionale con sentenza 18-26 maggio 1995, n. 193 (Gazz. Uff. 31 maggio 1995, n. 23, serie speciale), ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 7, secondo e terzo comma, e 35, sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione.
(2/b) Riportata al n. L/III. La stessa Corte, con sentenza 18-25 luglio 1989, n. 427 (Gazz. Uff. 2 agosto 1989, n. 31, Serie speciale), ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 7, commi secondo e terzo, nella parte in cui è esclusa la loro applicabilità al licenziamento per motivi disciplinari irrogato da imprenditore che abbia meno di sedici dipendenti.


8. (Divieto di indagini sulle opinioni).
E' fatto divieto
al datore di lavoro, ai fini dell'assunzione, come nel corso
dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare
indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche,
religiose o sindacali del lavoratore, nonché‚ su fatti non
rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine
professionale del lavoratore.



9. (Tutela della salute e dell'integrità fisica).
I
lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di
controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli
infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la
ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee
a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.



10. (Lavoratori studenti).
I lavoratori studenti, iscritti
e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione
primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali,
pareggiate o legalmente riconosciute o comunque abilitate al
rilascio di titoli di studio legali, hanno diritto a turni di
lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione
agli esami e non sono obbligati a prestazioni di lavoro
straordinario o durante i riposi settimanali.
I lavoratori studenti, compresi quelli universitari, che
devono sostenere prove di esame, hanno diritto a fruire di
permessi giornalieri retribuiti.
Il datore di lavoro potrà richiedere la produzione delle
certificazioni necessarie all'esercizio dei diritti di cui al
primo e secondo comma.


11. (Attività culturali, ricreative e assistenziali e controlli sul servizio di mensa). (2/c).

Le attività culturali, ricreative ed assistenziali promosse nell'azienda sono gestite da organismi formati a maggioranza dai rappresentanti dei lavoratori. Le rappresentanze sindacali aziendali, costituite a norma dell'art. 19, hanno diritto di controllare la qualità del servizio di mensa secondo modalità stabilite dalla contrattazione collettiva (3).

(2/cost) La Corte costituzionale con sentenza 18-26 maggio 1995, n. 193 (Gazz. Uff. 31 maggio 1995, n. 23, serie speciale), ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 7, secondo e terzo comma, e 35, sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione.
(3) Comma aggiunto dall'art. 6, D.L. 11 luglio 1992, n. 333, riportato alla voce Amministrazione del patrimonio e contabilità generale dello Stato.


 

12. (Istituti di patronato).

Gli istituti di patronato e di
assistenza sociale, riconosciuti dal Ministero del lavoro e
della previdenza sociale, per l'adempimento dei compiti di cui
al D.Lgs.C.P.S. 29 luglio 1947, n. 804 (3/a), hanno diritto di
svolgere, su un piano di parità , la loro attività all'interno
dell'azienda, secondo le modalità da stabilirsi con accordi
aziendali.

(3/a) Riportato alla voce Istituti di patronato e di
assistenza sociale.


13. (Mansioni del lavoratore).
L'articolo 2103 del codice
civile è sostituito dal seguente:
" Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per
le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla
categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a
mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza
alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione
a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento
corrispondente all'attività svolta, e l'assegnazione stessa
diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per
sostituzione di lavoratore assente con diritto alla
conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti
collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può
essere trasferito da una unità produttiva ad un'altra se non per
comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Ogni patto contrario è nullo" .

TITOLO II
Della libertà sindacale

14. (Diritto di associazione e di attività sindacale).
Il
diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di
svolgere attività sindacale, è garantito a tutti i lavoratori
all'interno dei luoghi di lavoro.



15. (Atti discriminatori).
E' nullo qualsiasi patto od atto diretto a:
a) subordinare l'occupazione di un lavoratore alla
condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione
sindacale ovvero cessi di farne parte;
b) licenziare un lavoratore, discriminarlo nella
assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei
provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a
causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della
sua partecipazione ad uno sciopero.
Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano
altresì ai patti o atti diretti a fini di discriminazione
politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso (3/b).

(3/b) Comma così sostituito dall'art. 13, L. 9 dicembre
1977, n. 903, riportata al n. E/XXII.


16. (Trattamenti economici collettivi discriminatori).
E'
vietata la concessione di trattamenti economici di maggior
favore aventi carattere discriminatorio a mente dell'articolo
15.
Il pretore, su domanda dei lavoratori nei cui confronti Š
stata attuata la discriminazione di cui al comma precedente o
delle associazioni sindacali alle quali questi hanno dato
mandato, accertati i fatti, condanna il datore di lavoro al
pagamento, a favore del fondo adeguamento pensioni, di una somma
pari all'importo dei trattamenti economici di maggior favore
illegittimamente corrisposti nel periodo massimo di un anno.



17. (Sindacati di comodo).
E' fatto divieto ai datori di
lavoro ed alle associazioni di datori di lavoro di costituire o
sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni
sindacali di lavoratori.



18. (Reintegrazione nel posto di lavoro).
Ferme restando
l'esperibilità delle procedure previste dall'articolo 7 della
legge 15 luglio 1966, n. 604 (3/c), il giudice con la sentenza
con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi
dell'articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento
intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne
dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore
di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna
sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel
quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze
più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi
di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto
di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di
lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello
stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle
imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano
più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva,
singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni
caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che
occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro
(3/d).
Ai fini del computo del numero dei prestatori di lavoro di cui
primo comma si tiene conto anche dei lavoratori assunti con
contratto di formazione e lavoro, dei lavoratori assunti con
contratto a tempo indeterminato parziale, per la quota di orario
effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il
computo delle unità lavorative fa riferimento all'orario
previsto dalla contrattazione collettiva del settore. Non si
computano il coniuge ed i parenti del datore di lavoro entro il
secondo grado in linea diretta e in linea collaterale (3/d).
Il computo dei limiti occupazionali di cui al secondo comma
non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni
finanziarie o creditizie (3/d).
Il giudice con la sentenza di cui al primo comma condanna il
datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore
per il licenziamento di cui sia stata accertata l'inefficacia o
l'invalidità stabilendo un'indennità commisurata alla
retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino
a quello dell'effettiva reintegrazione e al versamento dei
contributi assistenziali e previdenziali dal momento del
licenziamento al momento dell'effettiva reintegrazione; in ogni
caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a
cinque mensilità di retribuzione globale di fatto (3/d).
Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così come
previsto al quarto comma, al prestatore di lavoro è data la
facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della
reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennità pari a quindici
mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il
lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del
datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, n‚ abbia
richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito
della sentenza il pagamento dell'indennità di cui al presente
comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei
termini predetti (3/e).
La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma Š
provvisoriamente esecutiva.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui
all'articolo 22, su istanza congiunta del lavoratore e del
sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice,
in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con
ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli
elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la
reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata
con reclamo immediato al giudice medesimo che l'ha pronunciata.
Si applicano le disposizioni dell'articolo 178, terzo, quarto,
quinto e sesto comma del codice di procedura civile.
L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la
causa.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui
all'articolo 22, il datore di lavoro che non ottempera alla
sentenza di cui al primo comma ovvero all'ordinanza di cui al
quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha
pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al
pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma
pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore.
(3/cost) La Corte costituzionale con ordinanza 15-16
maggio 1995, n. 170 (Gazz. Uff. 24 maggio 1995, n. 22,
serie speciale), ha dichiarato la manifesta infondatezza
della questione di legittimità costituzionale dell'art.
20, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 18, 21, 39 e
41 della Costituzione, e già dichiarata non fondata
dalla Corte con le sentenze n. 54 del 1974, n. 334 del
1988 e n. 30 del 1990.
(3/d) I primi cinque commi hanno così sostituito i commi
primo e secondo per effetto dell'art. 1, L. 11 maggio
1990, n. 108, riportata al n. L/IV.
(3/e) I primi cinque commi hanno così sostituito i commi
primo e secondo per effetto dell'art. 1, L. 11 maggio
1990, n. 108, riportata al n. L/IV.


TITOLO III
Dell'attività sindacale

19. (Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali).

Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell'ambito:
a) delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale (3/f);
b) delle associazioni sindacali, non affiliate alle predette confederazioni, che siano firmatarie di contratti collettivi nazionali o provinciali di lavoro applicati nell'unità produttiva (3/f).

Nell'ambito di aziende con più unità produttive le rappresentanze sindacali possono istituire organi di coordinamento.

(3/f) Con D.P.R. 28 luglio 1995, n. 312 (Gazz. Uff. 29 luglio 1995, n. 176), in esito al referendum indetto con D.P.R. 5 aprile 1995 (Gazz. Uff. 11 aprile 1995, n. 85) ' stato abrogato l'art. 19, primo comma, lettera a) nonchè‚ l'art. 19, primo comma, lettera b), limitatamente alle parole "non affiliate alle predette confederazioni" e alle parole "nazionali o provinciali", della legge 20 maggio 1970, n. 300.L'abrogazione ha effetto decorsi sessanta giorni dalla data di pubblicazione del decreto n. 312 del 1995 nella Gazzetta Ufficiale.


20. (Assemblea).

I lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera, fuori dell'orario di lavoro, nonché‚ durante l'orario di lavoro, nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione. Migliori condizioni possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva.

Le riunioni che possono riguardare la generalità dei lavoratori o gruppi di essi sono indette, singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sindacali aziendali nell'unità produttiva, con ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro e secondo l'ordine di precedenza delle convocazioni, comunicate al datore di lavoro. Alle riunioni possono partecipare, previo preavviso al datore di lavoro, dirigenti esterni del sindacato che ha costituito la rappresentanza sindacale aziendale.

Ulteriori modalità per l'esercizio del diritto di assemblea possono essere stabilite dai contratti collettivi di lavoro, anche aziendali (3/cost).

(3/cost) La Corte costituzionale con ordinanza 15-16 maggio 1995, n. 170 (Gazz. Uff. 24 maggio 1995, n. 22, serie speciale), ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 20, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 18, 21, 39 e 41 della Costituzione, e già dichiarata non fondata dalla Corte con le sentenze n. 54 del 1974, n. 334 del 1988 e n. 30 del 1990.

 


21. (Referendum).
Il datore di lavoro deve consentire
nell'ambito aziendale lo svolgimento, fuori dell'orario di
lavoro, di referendum, sia generali che per categoria, su
materie inerenti all'attività sindacale, indetti da tutte le
rappresentanze sindacali aziendali tra i lavoratori, con diritto
di partecipazione di tutti i lavoratori appartenenti alla unità
produttiva e alla categoria particolarmente interessata.
Ulteriori modalità per lo svolgimento del referendum possono
essere stabilite dai contratti collettivi di lavoro anche
aziendali.



22. (Trasferimento dei dirigenti delle rappresentanze
sindacali aziendali).
Il trasferimento dall'unità produttiva
dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali di cui al
precedente articolo 19, dei candidati e dei membri di
commissione interna può essere disposto solo previo nulla osta
delle associazioni sindacali di appartenenza.
Le disposizioni di cui al comma precedente ed ai commi quarto,
quinto, sesto e settimo dell'articolo 18 si applicano sino alla
fine del terzo mese successivo a quello in cui è stata eletta la
commissione interna per i candidati nelle elezioni della
commissione stessa e sino alla fine dell'anno successivo a
quello in cui è cessato l'incarico per tutti gli altri.



23. (Permessi retribuiti).
I dirigenti delle
rappresentanze sindacali aziendali di cui all'articolo 19 hanno
diritto, per l'espletamento del loro mandato, a permessi
retribuiti.
Salvo clausole più favorevoli dei contratti collettivi di
lavoro hanno diritto ai permessi di cui al primo comma almeno:
a) un dirigente per ciascuna rappresentanza sindacale
aziendale nelle unità produttive che occupano fino a 200
dipendenti della categoria per cui la stessa è organizzata;
b) un dirigente ogni 300 o frazione di 300 dipendenti per
ciascuna rappresentanza sindacale aziendale nelle unità
produttive che occupano fino a 3.000 dipendenti della categoria
per cui la stessa è organizzata;
c) un dirigente ogni 500 o frazione di 500 dipendenti della
categoria per cui è organizzata la rappresentanza sindacale
aziendale nelle unità produttive di maggiori dimensioni, in
aggiunta al numero minimo di cui alla precedente lettera b).
I permessi retribuiti di cui al presente articolo non potranno
essere inferiori a otto ore mensili nelle aziende di cui alle
lettere b) e c) del comma precedente; nelle aziende di cui alla
lettera a) i permessi retribuiti non potranno essere inferiori
ad un'ora all'anno per ciascun dipendente.
Il lavoratore che intende esercitare il diritto di cui al
primo comma deve darne comunicazione scritta al datore di lavoro
di regola 24 ore prima, tramite le rappresentanze sindacali
aziendali.



24. (Permessi non retribuiti).
I dirigenti sindacali
aziendali di cui all'articolo 23 hanno diritto a permessi non
retribuiti per la partecipazione a trattative sindacali o a
congressi e convegni di natura sindacale, in misura non
inferiore a otto giorni all'anno.
I lavoratori che intendano esercitare il diritto di cui al
comma precedente devono darne comunicazione scritta al datore di
lavoro di regola tre giorni prima, tramite le rappresentanze
sindacali aziendali.



25. (Diritto di affissione).
Le rappresentanze sindacali
aziendali hanno diritto di affiggere, su appositi spazi, che il
datore di lavoro ha l'obbligo di predisporre in luoghi
accessibili a tutti i lavoratori all'interno dell'unità
produttiva, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie
di interesse sindacale e del lavoro.



26. (Contributi sindacali).
I lavoratori hanno diritto di
raccogliere contributi e di svolgere opera di proselitismo per
le loro organizzazioni sindacali all'interno dei luoghi di
lavoro, senza pregiudizio del normale svolgimento dell'attività
aziendale.
[Le associazioni sindacali dei lavoratori hanno diritto di
percepire, tramite ritenuta sul salario nonché‚ sulle prestazioni
erogate per conto degli enti previdenziali, i contributi
sindacali che i lavoratori intendono loro versare, con modalità
stabilite dai contratti collettivi di lavoro, che garantiscono
la segretezza del versamento effettuato dal lavoratore a
ciascuna associazione sindacale] (4) (4/a).
[Nelle aziende nelle quali il rapporto di lavoro non Š
regolato da contratti collettivi, il lavoratore ha diritto di
chiedere il versamento del contributo sindacale all'associazione
da lui indicata] (4/a).

(4) Comma così sostituito dall'art. 18, L. 23 luglio
1991, n. 223, riportata al n. A/LXXXIII.
(4/a) Il D.P.R. 28 luglio 1995, n. 313 (Gazz. Uff. 29
luglio 1995, n. 176), in esito al referendum indetto con
D.P.R. 5 aprile 1995 (Gazz. Uff. 11 aprile 1995, n. 85),
ha abrogato, decorsi sessanta giorni dalla sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, l'art. 26, commi
secondo e terzo, L. 20 maggio 1970, n. 300.


27. (Locali delle rappresentanze sindacali aziendali).
Il
datore di lavoro nelle unità produttive con almeno 200
dipendenti pone permanentemente a disposizione delle
rappresentanze sindacali aziendali, per l'esercizio delle loro
funzioni, un idoneo locale comune all'interno dell'unità
produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.
Nelle unità produttive con un numero inferiore di dipendenti
le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di
usufruire, ove ne facciano richiesta, di un locale idoneo per le
loro riunioni.

TITOLO IV
Disposizioni varie e generali

28. (Repressione della condotta antisindacale).
Qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti ad
impedire o limitare l'esercizio della libertà e della attività
sindacale nonché‚ del diritto di sciopero, su ricorso degli
organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi
abbiano interesse, il pretore del luogo ove è posto in essere il
comportamento denunziato, nei due giorni successivi, convocate
le parti ed assunte sommarie informazioni, qualora ritenga
sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al
datore di lavoro, con decreto motivato ed immediatamente
esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo e la
rimozione degli effetti.
L'efficacia esecutiva del decreto non può essere revocata fino
alla sentenza con cui il pretore in funzione di giudice del
lavoro definisce il giudizio instaurato a norma del comma
successivo (4/b).
Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro 15
giorni dalla comunicazione del decreto alle parti opposizione
davanti al pretore in funzione di giudice del lavoro che decide
con sentenza immediatamente esecutiva. Si osservano le
disposizioni degli articoli 413 e seguenti del codice di
procedura civile (4/c).
Il datore di lavoro che non ottempera al decreto, di cui al
primo comma, o alla sentenza pronunciata nel giudizio di
opposizione è punito ai sensi dell'articolo 650 del codice
penale.
L'autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza
penale di condanna nei modi stabiliti dall'articolo 36 del
codice penale.
Se il comportamento di cui al primo comma è posto in essere da
una amministrazione statale o da un altro ente pubblico non
economico, l'azione è proposta con ricorso davanti al pretore
competente per territorio (4/d).
Qualora il comportamento antisindacale sia lesivo anche di
situazioni soggettive inerenti al rapporto di impiego, le
organizzazioni sindacali di cui al primo comma, ove intendano
ottenere anche la rimozione dei provvedimenti lesivi delle
predette situazioni, propongono il ricorso davanti al tribunale
amministrativo regionale competente per territorio, che provvede
in via di urgenza con le modalità di cui al primo comma. Contro
il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro quindici
giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione
davanti allo stesso tribunale, che decide con sentenza
immediatamente esecutiva (4/e) (4/cost).

(4/b) Comma così sostituito dall'art. 2, L. 8 novembre
1977, n. 847 (Gazz. Uff. 28 novembre 1977, n. 324).
(4/c) Comma così sostituito dall'art. 3, L. 8 novembre
1977, n. 847 (Gazz. Uff. 28 novembre 1977, n. 324). Gli
artt. 1 e 4 della citata legge hanno, inoltre, così
disposto:
" Art. 1. Nelle controversie previste dall'art. 28
della L. 20 maggio 1970, n. 300, ferme restando tutte le
norme del procedimento speciale, si osservano, in quanto
applicabili, le disposizioni della L. 11 agosto 1973, n.
533.
Art. 4. I procedimenti pendenti alla data di entrata
in vigore della presente legge sono definiti, secondo le
disposizioni degli articoli 413 e seguenti del codice di
procedura civile, dal giudice del lavoro presso
l'ufficio che ne conosceva in base alle norme di
competenza anteriormente in vigore.
L'appello contro la sentenza pronunciata dal
tribunale a seguito di opposizione già prevista nel
terzo comma dell'art. 28 della L. 20 maggio 1970, n.
300, si propone alla Corte d'appello, secondo le norme
di cui alla L. 11 agosto 1973, n. 533" .
(4/d) Comma aggiunto dall'art. 6, L. 12 giugno 1990, n.
146, riportata al n. CC/I.
(4/e) Comma aggiunto dall'art. 6, L. 12 giugno 1990, n.
146, riportata al n. CC/I.
(4/cost) La Corte costituzionale, con sentenza 8-17
marzo 1995, n. 89 (Gazz. Uff. 22 marzo 1995, n. 12,
Serie Speciale), ha dichiarato non fondata la questione
di legittimità costituzionale dell'art. 28, sollevata in
riferimento agli artt. 2, 3, 18, 21, 24, 35 e 39, primo
comma, della Costituzione.


29. (Fusione delle rappresentanze sindacali aziendali). Ä
Quando le rappresentanze sindacali aziendali di cui all'articolo
19 si siano costituite nell'ambito di due o più delle
associazioni di cui alle lettere a) e b) del primo comma
dell'articolo predetto, nonché‚ nella ipotesi di fusione di più
rappresentanze sindacali, i limiti numerici stabiliti
dall'articolo 23, secondo comma, si intendono riferiti a
ciascuna delle associazioni sindacali unitariamente
rappresentate nella unità produttiva.
Quando la formazione di rappresentanze sindacali unitarie
consegua alla fusione delle associazioni di cui alle lettere a)
e b) del primo comma dell'articolo 19, i limiti numerici della
tutela accordata ai dirigenti di rappresentanze sindacali
aziendali, stabiliti in applicazione dell'articolo 23, secondo
comma, ovvero del primo comma del presente articolo restano
immutati.



30. (Permessi per i dirigenti provinciali e nazionali).
I
componenti degli organi direttivi, provinciali e nazionali,
delle associazioni di cui all'articolo 19 hanno diritto a
permessi retribuiti, secondo le norme dei contratti di lavoro,
per la partecipazione alle riunioni degli organi suddetti.



31. (Aspettativa dei lavoratori chiamati a funzioni
pubbliche elettive o a ricoprire cariche sindacali provinciali e
nazionali).
I lavoratori che siano eletti membri del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo o di assemblee regionali ovvero siano chiamati ad altre funzioni pubbliche
elettive possono, a richiesta, essere collocati in aspettativa
non retribuita, per tutta la durata del loro mandato (4/f).
La medesima disposizione si applica ai lavoratori chiamati a
ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali.
I periodi di aspettativa di cui ai precedenti commi sono
considerati utili, a richiesta dell'interessato, ai fini del
riconoscimento del diritto e della determinazione della misura
della pensione a carico dell'assicurazione generale obbligatoria
di cui al R.D.L. 4 ottobre 1935, n. 1827 (5), e successive
modifiche ed integrazioni, nonché‚ a carico di enti, fondi, casse
e gestioni per forme obbligatorie di previdenza sostitutive
della assicurazione predetta, o che ne comportino comunque
l'esonero.
Durante i periodi di aspettativa l'interessato, in caso di
malattia, conserva il diritto alle prestazioni a carico dei
competenti enti preposti alla erogazione delle prestazioni
medesime.
Le disposizioni di cui al terzo e al quarto comma non si
applicano qualora a favore dei lavoratori siano previste forme
previdenziali per il trattamento di pensione e per malattia, in
relazione all'attività espletata durante il periodo di
aspettativa (5/a).

(4/f) Comma così sostituito dall'art. 2, L. 13 agosto
1979, n. 384, riportata alla voce Comunità europee.
(5) Riportato alla voce Previdenza sociale.
(5/a) Vedi, anche, l'art. 16-ter, D.L. 2 marzo 1974, n.
30, riportato alla voce Invalidità, vecchiaia e
superstiti (Assicurazione obbligatoria per). L'articolo
unico, L. 9 maggio 1977, n. 210 (Gazz. Uff. 21 maggio
1977, n. 137) ha così disposto:
" Articolo unico.
Le limitazioni previste dall'ultimo comma dell'art. 31 della L. 20 maggio 1970,
n. 300, si applicano ai lavoratori che durante il
periodo di aspettativa esplicano attività lavorativa che
comporti forme di tutela previdenziale a carico
dell'assicurazione generale obbligatoria di cui al
R.D.L. 4 ottobre 1935, n. 1827, e successive
modificazioni ed integrazioni, ovvero a carico di fondi
sostitutivi, esclusivi o esonerativi dell'assicurazione
predetta" . Vedi, inoltre, l'art. 22, L. 23 dicembre
1994, n. 724, riportata alla voce Amministrazione del
patrimonio e contabilità generale dello Stato.


32. (Permessi ai lavoratori chiamati a funzioni pubbliche
elettive).
I lavoratori eletti alla carica di consigliere
comunale o provinciale che non chiedano di essere collocati in
aspettativa sono, a loro richiesta, autorizzati ad assentarsi
dal servizio per il tempo strettamente necessario
all'espletamento del mandato, senza alcuna decurtazione della
retribuzione.
I lavoratori eletti alla carica di sindaco o di assessore
comunale, ovvero di presidente di giunta provinciale o di
assessore provinciale hanno diritto anche a permessi non
retribuiti per un minimo di trenta ore mensili (5/b).
(5/b) Vedi, ora, l'art. 28, L. 27 dicembre 1985, n. 816,
riportata alla voce Comuni e province.

TITOLO V
Norme sul collocamento

33. (Collocamento).
La commissione per il collocamento, di
cui all'articolo 26 della legge 29 aprile 1949, n. 264 (5/c), Š
costituita obbligatoriamente presso le sezioni zonali, comunali
e frazionali degli Uffici provinciali del lavoro e della massima
occupazione, quando ne facciano richiesta le organizzazioni
sindacali dei lavoratori più rappresentative.
Alla nomina della commissione provvede il direttore
dell'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione,
il quale, nel richiedere la designazione dei rappresentanti dei
lavoratori e dei datori di lavoro, tiene conto del grado di
rappresentatività delle organizzazioni sindacali e assegna loro
un termine di 15 giorni, decorso il quale provvede d'ufficio.
La commissione è presieduta dal dirigente della sezione
zonale, comunale, frazionale, ovvero da un suo delegato, e
delibera a maggioranza dei presenti. In caso di parità prevale
il voto del presidente.
La commissione ha il compito di stabilire e di aggiornare
periodicamente la graduatoria delle precedenze per l'avviamento
al lavoro, secondo i criteri di cui al quarto comma
dell'articolo 15 della legge 29 aprile 1949, n. 264 (5/d).
Salvo il caso nel quale sia ammessa la richiesta nominativa,
la sezione di collocamento, nella scelta del lavoratore da
avviare al lavoro, deve uniformarsi alla graduatoria di cui al
comma precedente, che deve essere esposta al pubblico presso la
sezione medesima e deve essere aggiornata ad ogni chiusura
dell'ufficio con la indicazione degli avviati.
Devono altresì essere esposte al pubblico le richieste
numeriche che pervengono dalle ditte.
La commissione ha anche il compito di rilasciare il nulla osta
per l'avviamento al lavoro ad accoglimento di richieste
nominative o di quelle di ogni altro tipo che siano disposte
dalle leggi o dai contratti di lavoro. Nei casi di motivata
urgenza, l'avviamento è provvisoriamente autorizzato dalla
sezione di collocamento e deve essere convalidato dalla
commissione di cui al primo comma del presente articolo, entro
dieci giorni. Dei dinieghi di avviamento al lavoro per richiesta
nominativa deve essere data motivazione scritta su apposito
verbale in duplice copia, una da tenere presso la sezione di
collocamento e l'altra presso il direttore dell'Ufficio
provinciale del lavoro. Tale motivazione scritta deve essere
immediatamente trasmessa al datore di lavoro richiedente.
Nel caso in cui la commissione neghi la convalida ovvero non
si pronunci entro venti giorni dalla data della comunicazione di
avviamento, gli interessati possono inoltrare ricorso al
direttore dell'Ufficio provinciale del lavoro, il quale decide
in via definitiva, su conforme parere della commissione di cui
all'articolo 25 della legge 29 aprile 1949, n. 264 (6).
I turni di lavoro di cui all'articolo 16 della legge 29 aprile
1949, n. 264 (6), sono stabiliti dalla commissione e in nessun
caso possono essere modificati dalla sezione.
Il direttore dell'Ufficio provinciale del lavoro annulla
d'ufficio i provvedimenti di avviamento e di diniego di
avviamento al lavoro in contrasto con le disposizioni di legge.
Contro le decisioni del direttore dell'ufficio provinciale del
lavoro è ammesso ricorso al Ministro per il lavoro e la
previdenza sociale.
Per il passaggio del lavoratore dall'azienda nella quale Š
occupato ad un'altra occorre il nulla osta della sezione di
collocamento competente.
Ai datori di lavoro che non assumono i lavoratori per il
tramite degli uffici di collocamento, sono applicate le sanzioni
previste dall'articolo 38 della presente legge.
Le norme contenute nella legge 29 aprile 1949, n. 264 (6),
rimangono in vigore in quanto non modificate dalla presente
legge (6/a).

(5/c) Riportata al n. L/III.
(5/d) Riportata alla voce Collocamento di lavoratori.
Vedi il D.M. 19 maggio 1973, riportato alla stessa voce.
(6) Riportata alla voce Collocamento di lavoratori. Vedi
il D.M. 19 maggio 1973, riportato alla stessa voce.
(6/a) Vedi, ora, l'art. 1, L. 28 febbraio 1987, n. 56,
riportata alla voce Collocamento di lavoratori.


34. (Richieste nominative di manodopera).
A decorrere dal
novantesimo giorno dall'entrata in vigore della presente legge,
le richieste nominative di manodopera da avviare al lavoro sono
ammesse esclusivamente per i componenti del nucleo familiare del
datore di lavoro, per i lavoratori di concetto e per gli
appartenenti a ristrette categorie di lavoratori altamente
specializzati, da stabilirsi con decreto del Ministro per il
lavoro e la previdenza sociale, sentita la commissione centrale
di cui alla legge 29 aprile 1949, n. 264 (6).
(6) Riportata alla voce Collocamento di lavoratori. Vedi
il D.M. 19 maggio 1973, riportato alla stessa voce.

TITOLO VI
Disposizioni finali e penali

35. (Campo di applicazione).
Per le imprese industriali e commerciali, le disposizioni del titolo III, ad eccezione del
primo comma dell'articolo 27, della presente legge si applicano
a ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto
autonomo che occupa più di quindici dipendenti. Le stesse
disposizioni si applicano alle imprese agricole che occupano più
di cinque dipendenti (7).
Le norme suddette si applicano, altresì, alle imprese
industriali e commerciali che nell'ambito dello stesso comune
occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che
nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque
dipendenti anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente
considerata, non raggiunge tali limiti.
Ferme restando le norme di cui agli articoli 1, 8, 9, 14, 15,
16 e 17, i contratti collettivi di lavoro provvedono ad
applicare i principi di cui alla presente legge alle imprese di
navigazione per il personale navigante (2/cost) (8).

(7) Comma così modificato dall'art. 6, L. 11 maggio
1990, n. 108, riportata al n. L/IV.
(2/cost) La Corte costituzionale con sentenza 18-26
maggio 1995, n. 193 (Gazz. Uff. 31 maggio 1995, n. 23,
serie speciale), ha dichiarato inammissibile la
questione di legittimità costituzionale degli artt. 7,
secondo e terzo comma, e 35, sollevata in riferimento
all'art. 3 della Costituzione.
(8) Con sentenza 26 marzo 1987, n. 96 (Gazz. Uff. 8
aprile 1987, n. 15 - Serie speciale), la Corte
costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell'art.
10 della L. 15 luglio 1966, n. 604, nella parte in cui
non prevede l'applicabilità della legge stessa al
personale marittimo navigante delle imprese di
navigazione; nonché‚ l'illegittimità dell'art. 35, terzo
comma, della L. 20 maggio 1970, n. 300, nella parte in
cui non prevede la diretta applicabilità al predetto
personale anche dell'art. 18 della stessa legge. Con
altra sentenza 17-31 gennaio 1991, n. 41 (Gazz. Uff. 6
febbraio 1991, n. 6 - Serie speciale), ha dichiarato
l'illegittimità dell'art. 35, terzo comma, nella parte
in cui non prevede la diretta applicabilità al personale
navigante delle imprese di navigazione aerea anche
dell'art. 18 della stessa legge n. 300 del 1970, come
modificato dall'art. 1 della legge 11 maggio 1990, n.
108. La stessa Corte con sentenza 11-23 luglio 1991, n.
364 (Gazz. Uff. 31 luglio 1991, n. 30 Serie speciale),
ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 35, terzo comma,
nella parte in cui non prevede la diretta applicabilità
al personale navigante delle Imprese di navigazione dei
commi 1, 2 e 3 dell'art. 7 della legge n. 300 del 1970.


36. (Obblighi dei titolari di benefici accordati dallo Stato
e degli appaltatori di opere pubbliche).
Nei provvedimenti di concessione di benefici accordati ai sensi delle vigenti leggi
dallo Stato a favore di imprenditori che esercitano
professionalmente un'attività economica organizzata e nei
capitolati di appalto attinenti all'esecuzione di opere
pubbliche, deve essere inserita la clausola esplicita
determinante l'obbligo per il beneficiario o appaltatore di
applicare o di far applicare nei confronti dei lavoratori
dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai
contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona.
Tale obbligo deve essere osservato sia nella fase di
realizzazione degli impianti o delle opere che in quella
successiva, per tutto il tempo in cui l'imprenditore beneficia
delle agevolazioni finanziarie e creditizie concesse dallo Stato
ai sensi delle vigenti disposizioni di legge.
Ogni infrazione al suddetto obbligo che sia accertata
dall'Ispettorato del lavoro viene comunicata immediatamente ai
Ministri nella cui amministrazione sia stata disposta la
concessione del beneficio o dell'appalto. Questi adotteranno le
opportune determinazioni, fino alla revoca del beneficio, e nei
casi più gravi o nel caso di recidiva potranno decidere
l'esclusione del responsabile, per un tempo fino a cinque anni,
da qualsiasi ulteriore concessione di agevolazioni finanziarie o
creditizie ovvero da qualsiasi appalto.
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche
quando si tratti di agevolazioni finanziarie e creditizie ovvero
di appalti concessi da enti pubblici, ai quali l'Ispettorato del
lavoro comunica direttamente le infrazioni per l'adozione delle
sanzioni.



37. (Applicazione ai dipendenti da enti pubblici).
Le disposizioni della presente legge si applicano anche ai rapporti
di lavoro e di impiego dei dipendenti da enti pubblici che
svolgano esclusivamente o prevalentemente attività economica. Le
disposizioni della presente legge si applicano altresì ai
rapporti di impiego dei dipendenti dagli altri enti pubblici,
salvo che la materia sia diversamente regolata da norme
speciali.



38. (Disposizioni penali).
Le violazioni degli articoli 2, 4, 5, 6, 8 e 15, primo comma lettera a), sono punite, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, con l'ammenda da lire 300.000 a lire 3.000.000 (9) o con l'arresto da 15 giorni ad un anno.
Nei casi più gravi le pene dell'arresto e dell'ammenda sono applicate congiuntamente.
Quando per le condizioni economiche del reo, l'ammenda stabilita nel primo comma può presumersi inefficace anche se applicata nel massimo, il giudice ha facoltà di aumentarla fino al quintuplo.
Nei casi previsti dal secondo comma, l'autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di condanna nei modi stabiliti dall'articolo 36 del codice penale.

(9) La misura dell'ammenda è stata così elevata dall'art. 113, terzo comma, L. 24 novembre 1981, n. 689, riportata alla voce Ordinamento giudiziario. La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell'art. 32, secondo comma, della citata L. 24 novembre 1981, n. 689.


39. (Versamento delle ammende al Fondo adeguamento pensioni).

L'importo delle ammende è versato al Fondo adeguamento
pensioni dei lavoratori.



40. (Abrogazione delle disposizioni contrastanti).
Ogni disposizione in contrasto con le norme contenute nella presente
legge è abrogata.
Restano salve le condizioni dei contratti collettivi e degli
accordi sindacali più favorevoli ai lavoratori.



41. (Esenzioni fiscali).
Tutti gli atti e documenti necessari per la attuazione della presente legge e per
l'esercizio dei diritti connessi, nonché‚ tutti gli atti e
documenti relativi ai giudizi nascenti dalla sua applicazione
sono esenti da bollo, imposte di registro o di qualsiasi altra
specie e da tasse.