EXCURSUS STORICO SULL'ISTITUZIONE FAMILIARE

"Cellula mai uguale a se stessa"

di Cecilia Dau Novelli
(docente di Storia contemporanea presso l'Università di Cagliari) 

 

 

 

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La famiglia ha resistito e resisterà perché essa risponde a profondi bisogni.

La famiglia non è stata sempre uguale a se stessa come si credeva prima. Al contrario, la famiglia ha seguito diversi modelli nel corso dei secoli; in particolare dalla caduta dell'Antico Regime (dalla Rivoluzione Francese, 1789) si è mossa senza più fermarsi.

Ha cominciato a cambiare quando i contadini cominciarono ad emigrare verso le città per lavorare in fabbrica, fuggendo dalla miseria delle campagne. A causa di ciò è crollata anche la rigida successione nella trasmissione del lavoro (da padre a figlio). Questo momento in Italia corrisponde al primo sviluppo industriale alla fine dell'Ottocento.

Tre momenti che hanno caratterizzato il cambiamento della famiglia in Italia:

•  il periodo della prima industrializzazione (fine '800 e inizio '900)

•  il ventennio fascista (1920-1940)

•  il secondo sviluppo industriale, gli anni del "miracolo economico" (1960 circa).

In questi tre periodi la famiglia italiana non è stata solo oggetto dei cambiamenti dell'economia ma è stata anche soggetto dei cambiamenti nella società italiana.

Già dalla seconda metà dell'Ottocento era iniziata (nei Paesi dell'Europa occidentale) la modificazione della struttura familiare che diventerà poi più visibile nel Novecento.

Per quanto riguarda l'Italia, il passaggio dalla famiglia allargata (anche nonni, zii e nipoti vivono nella stessa casa) a quella ristretta (solo genitori e figli) ha inizio nello sviluppo industriale e avrà effetti profondi nella vita e nei comportamenti delle persone.

Nel periodo tra le due guerre mondiali i cambiamenti iniziati alla fine del secolo scorso diventeranno più evidenti. Ma saranno molto più veloci ed evidenti dopo la seconda guerra mondiale, quando tutta la società italiana subirà quella "grande trasformazione" e diventerà un Paese industrializzato.

Il primo grande cambiamento è stato quello verificatosi alla fine dell'Ottocento, la popolazione si divideva in:

•  maggioranza di grandi famiglie contadine che non avevano mai abbastanza da mangiare

•  molte famiglie operaie

•  poche famiglie borghesi.

Poi la situazione cambiò: l'emigrazione all'estero, lo sviluppo della zootecnia (tecniche di allevamento di animali), l'industrializzazione, il miglioramento delle condizioni igieniche portano ad una minore povertà e a una minore mortalità .

I matrimoni erano quasi sempre combinati dalle famiglie, sia tra i poveri che tra i ricchi. I ruoli maschili e femminili erano ben definiti: anche le donne lavoravano nei campi, ma soprattutto curavano la casa e i figli.

Tra la fine dell' Ottocento e l'inizio del Novecento compare in Italia quel processo di nuclearizzazione della famiglia (la famiglia composta da un solo nucleo: genitori e figli) che continuerà poi più evidentemente negli anni più recenti. Infatti, dalla metà del secolo scorso fino alla prima guerra mondiale diminuirono le famiglie allargate anche nelle campagne (dove viveva la maggioranza della popolazione italiana). Questo cambiamento fu portato dall'urbanizzazione e dall'industrializzazione: lo sviluppo industriale aveva modificato la vita privata delle persone .

Dal 1920 circa si verificò anche un leggero calo della mortalità infantile e una diminuzione della natalità . Grazie a questa maggiore aspettativa di vita dei figli (ci sono più probabilità che i bambini crescano), i genitori misero in atto sistemi di controllo delle nascite (per non avere più tanti figli). Negli anni successivi la mortalità la natalità continueranno a scendere (tranne durante la Guerra Mondiale).

 

1) Il decollo industriale

Le famiglie operaie abitavano in maggioranza nelle città, perché le fabbriche si trovavano soprattutto nelle periferie dei centri urbani. Infatti l'emigrazione in città divenne in quegli anni un fatto importante. Erano famiglie più piccole di quelle contadine, anche per la grande difficoltà a trovare delle abitazioni ( case ) adeguate: tutte le famiglie urbane ( delle città ) -operai, artigiani o muratori- avevano problemi per la mancanza di alloggi ( case ), in più non avevano nessuna norma di aiuto e difesa nel lavoro . Nella famiglia urbana e in quella contadina tutti lavoravano e avevano un'occupazione (un lavoro) diversa.

Gli anni del decollo industriale ebbero un'altra importante conseguenza sulla vita delle famiglie, per il grande impiego di manodopera femminile (anche le donne cominciano a lavorare nelle fabbriche) . In mancanza di leggi specifiche, il lavoro delle donne veniva pagato molto meno di quello degli uomini. Ma ancora negli anni Cinquanta la maggioranza delle donne faceva la casalinga. Solo a partire dal 1971 la percentuale delle casalinghe ricomincerà a scendere ( e quindi aumenta il numero delle donne che lavorano fuori casa).

Il maggiore tempo a disposizione e la richiesta di essere più visibili e attive nella società portarono alla nascita del femminismo , che fu uno dei fattori di cambiamento nella vita familiare (anche se non fu l'unico). Le trasformazioni familiari non riguardarono solo le donne, ma anche quello gli uomini.

Tutte le leggi difendevano i diritti dell'individuo, la famiglia come insieme non era considerata. Il Codice civile del Regno d'Italia (1865) si occupava della famiglia ma l'interesse era sui diritti e doveri fra i coniugi e sul contrarre o sciogliere il matrimonio. Infatti per la prima volta lo Stato possedeva il diritto di fare leggi in tema matrimoniale, togliendo alla Chiesa il suo diritto sulla materia.

La Chiesa da parte sua affrontò il magistero sulla famiglia con la pubblicazione dell'enciclica (scritto del Papa) Arcanum divinae sapientiae ( Leone XIII, febbraio 1880). Anche qui però prevaleva l'attenzione verso il sacramento del matrimonio in contrasto con il contratto matrimoniale sancito dallo Stato, piuttosto che verso la famiglia nel suo complesso. In generale la Chiesa si preoccupava di difendere la tradizione della famiglia cristiana rispetto ai cambiamenti che si stavano verificando.

La famiglia borghese appartiene alla classe media, e assume dei comportamenti decisamente nuovi: il matrimonio d'amore, la ricerca dell'intimità familiare, l'importanza della casa e degli spazi privati in essa. La donna, sposa e madre da imitare, curava la famiglia. L'uomo, padre e lavoratore onesto, era la colonna portante ( sostegno principale ), mentre i figli erano educati e coccolati per la prima volta.

Il secondo periodo di cambiamento coincide con un periodo di modernizzazione della vita quotidiana durante il ventennio fascista. Uno dei più significativi cambiamenti degli anni Trenta fu la concentrazione dell'età in cui nascevano i figli. Se infatti prima il periodo in cui la donna aveva figli era molto lungo (circa tra i 20 e i 40 anni), nel periodo successivo la procreazione (nascita dei figli ) si concentrò in un periodo sempre più breve (tra i 20 e i 30 anni).

 

2) Il ventennio fascista

Il minor numero dei figli e il periodo più ristretto nel quale nascevano i figli rappresenteranno per le donne una maggiore libertà, per il ridotto impegno delle gravidanze e quindi una profonda modificazione nella vita familiare.

La Prima Guerra Mondiale aveva diviso e distrutto molte famiglie. Il periodo appena successivo alla guerra mondiale é segnato da un forte desiderio di famiglia : tradizionale, forte e sicura. Sia il fascismo che la Chiesa sfrutteranno questa "voglia" di famiglia per mantenere l'ordine e il controllo.

Vengono fatte molte leggi per limitare il calo delle nascite : gli uomini che non si sposavano pagavano una tassa, venivano dati premi e privilegi per chi si sposava e aveva figli e molti aiuti alle famiglie numerose; ma non si ottennero grandi risultati.

La Chiesa da parte sua tenterà di riportare l'ordine nei comportamenti devianti (non normali) che già preoccupavano. Con l'enciclica sul matrimonio, Pio XI (1930) cercherà di controllare la sfera più intima dei rapporti tra marito e moglie con una insieme di regole che non dimenticava nulla.

La realtà familiare mutò inevitabilmente grazie alla modernità nella vita quotidiana. Alla fine degli anni Trenta, prima della guerra, c'era già una realtà nuova. Non appartenente al fascismo, autonoma nelle sue scelte di vita, era una famiglia trasformata dal progresso: dalla radio, dalle prime automobili, dal cinema. La famiglia era una forza che esercitava una sua inconsapevole resistenza al fascismo.

Inoltre l'opera di coinvolgimento delle masse , con lo sport, con il dopolavoro, con la propaganda, aveva di fatto portato gli uomini, e soprattutto le donne, ad essere nuovi protagonisti nella società . Per le donne si trattò veramente di saltare in avanti per l'aumentata istruzione, per la frequentazione dello sport e per l'accesso ad alcune carriere, come quella dell'insegnamento, nella quale divennero dominanti. Il protagonismo femminile, anche se fu sempre negato dal regime fascista, venne fuori con forza a dispetto delle tante norme che intendevano bloccarlo.

Alla fine del ventennio quella famiglia borghese , comparsa alla fine dell'Ottocento, che era stata ostacolata dal fascismo, era diventato il modello vincente . Ancora non comprendeva la maggioranza delle famiglie italiane, ma costituiva il sogno di tutti. Le famiglie contadine , che erano state il mito del regime, erano in realtà un fenomeno di residuo .

 

3) Il miracolo economico

L'industrializzazione diffusa in tutta l'Italia, l'urbanizzazione (ingrandire le città) , la forte emigrazione interna (dal sud verso il nord dell'Italia) ebbero sulle famiglie italiane un effetto che ne ha rovinato le solide fondamenta.

Nel 1948 il numero di matrimoni aumentò dopo la guerra, ma compare per la prima volta un numero consistente di separazioni legali che nel periodo fascista era stato molto piccolo. Il tasso di natalità (birth rate) inizia a decrescere di molto, il numero medio delle persone per famiglia scende da 4 (nel 1951) a 3 (nel 1981).

La nascita della società dei consumi che trasformerà l'Italia da Paese agricolo a Paese industriale , le nuove abitazioni e i molti elettrodomestici facevano svolgere a un numero crescente di famiglie le proprie attività in privato, poi l'ingresso trionfale della televisione. Ma la maggiore ricchezza e la disordinata espansione dei consumi erano anche fonte di squilibri, di ansie e di attese non soddisfatte, di nuove povertà non sempre di bisogni materiali.

La conquista del nuovo diritto di famiglia (leggi sulla famiglia ) nel 1975, attesa da lungo tempo, veniva a correggere vecchissime questioni ma permanevano ancora notevoli disparità .

Il calo dei matrimoni, la diminuzione della natalità, il contrarsi dei nuclei familiari, l'aumento dei divorzi sono fenomeni degli ultimi vent'anni, ma sono tutti collegati alla grande e veloce trasformazione degli anni Sessanta. La famiglia borghese , ormai diffusa nella maggior parte della popolazione veniva ora messa in crisi dalla forza dei nuovi comportamenti. Le donne non sopportavano più il loro unico ruolo domestico, gli uomini soffrivano di una perdita di identità, i figli non volevano essere il simbolo del successo familiare.

Il segno del disagio diventerà evidente in occasione dei due referendum ( votazioni ), quello sul divorzio (1974), e quello sull' aborto (1981). Le discussioni accese hanno dimostrato come proprio i temi legati alla famiglia, alle donne e alla vita privata abbiano più profondamente diviso l'opinione della popolazione diventando quindi temi "politici".

Il resto è storia di oggi, con i sempre più numerosi singoli, le coppie non più basate sul matrimonio, le famiglie allargate non in senso verticale ma orizzontale (due persone più i rispettivi figli nati da legami precedenti ). Comunque, la famiglia è più viva che mai. Resiste perché risponde ad alcuni bisogni fondamentali che non si possono risolvere in altro modo:

•  vivere in comunità per combattere la solitudine,

•  educare i figli e di inserirli nel mondo degli adulti,

•  cercare la felicità in un rapporto duraturo con l'altro sesso.

Certamente cambierà ancora, anche se non si può dire in quale direzione, ma continuerà ad esistere e ad essere uno dei soggetti principali delle trasformazioni sociali, economiche e politiche.

 


BIBLIOGRAFIA:

  • Barbagli M., Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo , Il Mulino, Bologna 1984.
  • Vecchio G., Profilo storico della famiglia italiana, in "Le stagioni della famiglia", Paoline, Milano 1994.
  • Dau Novelli C., Famiglia e modernizzazione in Italia tra le due guerre, Studium, Roma 1994.

•  Dau Novelli C., La famiglia come soggetto della ricostruzione sociale (1942-1949), in "Cattolici, Chiesa e Resistenza", Il Mulino, Bologna 1997.